Per due volte l’edificio parrocchiale dello Zen è stato bersaglio di colpi di arma da fuoco. Nel frattempo, la lettera del parroco che invita a non avere paura. E poi la reazione corale delle istituzioni e della Chiesa nel quartiere. Di mezzo un bliz delle forze dell’ordine che ha sequestrato armi e proiettili. Ecco lo scenario che si è verificato nella periferia nord di Palermo tra Natale e l’Epifania.
Uno dei residenti dice: «Ci sono pure ragazzi che girano armati e lo pubblicano sui social – racconta una residente –. Si spaccia a ogni angolo e non si vede controllo. Sparano anche contro le finestre delle case. Non ho mai avuto paura come adesso: non è sicuro uscire da casa e nemmeno starci dentro». E un altro ancora aggiunge: «Siamo stanchi di vivere in un ambiente fatto solo di droga, spari, macchine bruciate. C’è una parte del quartiere che si impegna contro la deriva».
Nel frattempo, il presidente della Commissione Antimafia all’Ars ha annunciato: «All’Ars abbiamo approvato una legge che prevede per lo Zen progetti sperimentali concreti, cioè che il Comune di Palermo istituisca un ufficio unico per il quartiere che assume con una strategia unitaria gli interventi da fare».
In più occasioni, l’arcivescovo di Palermo, mons. Corrado Lorefice, ha pronunciato parole forti in risposta agli atti intimidatori alla parrocchia: «Chi spara allo Zen o a Monreale, all’Albergheria o all’Olivella, a Borgo Nuovo o a Borgo Vecchio, è un balordo, è un nulla, un meschino, un fifone, un codardo che si vuole mettere in mostra per guadagnare visibilità e incutere timore ostentando la forza delle armi e il potere dei piccioli frutto di traffici illeciti e criminali». Un appello diretto alla coscienza: «Convertitevi a Dio. Cambiate vita, se no sarete solo dei perdenti, dei falliti, costretti a vagare nella notte come ombre gonfiate».